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Spesso mi chiedo se sto meditando in modo corretto

“Spesso mi chiedo se sto meditando in modo corretto”
Una domanda di Anna a cui ho cercato di dare una risposta …

Ho ricevuto questa domanda da una persona che segue i miei podcast, Anna che ringrazio per lo spunto.
Cercare di rispondere a questa domanda mi ha portato a rivedere e a mettere ordine tra le mie idee ed esperienze, di cero una domanda che ha attraversato la mente di tutte le persone che hanno iniziato a meditare.

Fin da piccoli ci insegnano a raggiungere degli obiettivi, a scegliere una direzione a capirci e valutarci non per quello che siamo, ma attraverso il confronto. Ecco da dove nasce questa domanda!

Gli stessi voti scolastici sono una forma di comparazione, non si valuta un percorso per quello che quel percorso vale, per la singola persona, ma rispetto ad un insieme di persone, rispetto agli altri: per comparazione.

Seppure vi sia bisogno probabilmente anche di questo tipo di capacità valutativa, di certo non è l’unica e, secondo me, non dovrebbe essere la prima che un essere umano incontra nella sua vita.

Ecco perchè quando cominciamo a meditare o a fare yoga, o a fare altre pratiche interiori, tra le prime domande ad affollare la nostra mente vi è proprio questa: sto meditando in modo corretto?

Questa domanda è anche la domanda che porta spesso a cercare un “maestro”, a cercare una “guida” qualcuno da seguire che ci indichi la strada.

Anche in questo caso si tratta di una deviazione ricevuta da piccoli, dal nostro sistema scolastico, dalla nostra cultura.

Krishnamurti ci suggerisce caldamente di non rivolgerci a guru, a maestri a santoni per imparare a meditare, ci dice che nella meditazione dobbiamo essere completamente liberi, liberi di sperimentare, libertà di cui ci priveremmo con un maestro, con una guida.

Se poi pensiamo all’aspetto “business” di questa tendenza ecco che è facile giustificare le migliaia di maestri che nel presentarsi ci dicono che meditano da sempre, da quando erano all’asilo, ci dicono che hanno il metodo per noi, di seguirli che impareremo a meditare.

Diffidiamo di queste persone, perché sono le stesse che ci priveranno della nostra libertà:

le conclusioni a cui arriveremo saranno le loro conclusioni.

Nella meditazione il concetto di “osservatore” è uno dei punti fondamentali: come facciamo ad osservare i nostri pensieri senza che la stessa osservazione ne modifichi il significato?

Figuriamoci se insieme all’osservatore dobbiamo considerare anche una terza figura come una guida o un maestro.

(La mia insegnate yoga Donatella Forlani diceva sempre di non essere una “maestra” o una “guida”, oggi mi è piu chiaro anche il motivo)

E’ nella osservazione senza giudizio che possiamo trovare la verità, nella osservazione sconnessa dal nostro passato e dalla nostra esperienza.

La nostra mente interpreta quello che viviamo attraverso la nostra storia e crea così il nostro futuro.

Per questo è cosi importante riuscire a vivere il qui ed ora, lo staccarsi dal nostro vissuto per avere una visione piu chiara, per vedere la verità.

Meditare è come accendere una luce dentro di noi, una luce per andare alla scoperta dell’ignoto, alla ricerca di chiarezza. Se utilizziamo la nostra storia per cercare qualche cosa, troveremo solo cose che già conosciamo. Abbandonare il passato, staccarci dalle emozioni ci porta a scoprire cose nuove, cose che non abbiamo mai sperimentato, a scoprire la verità

Ci sono miriadi di tecniche di meditazione, molte delle quali riviste e travisate in onore del business.

In molte di queste tecniche è possibile riconoscere un elemento comune: un “maestro” che ci dice che dobbiamo imparare a controllare i nostri pensieri, e che ovviamente lui, che medita da quando ha 1 mese, può aiutarci dietro un compenso di 39.90 € al mese e svelarci il Grande Segreto!

Ci dicono che i pensieri sono i disturbatori e che quindi dobbiamo imparare a controllarli. Ma in questa ricerca di controllo c’è un ulteriore pericolo perchè essa stesso diventa pensiero e, quindi, disturbo.

Il pensiero di controllare i pensieri diventa anche lui pensiero da controllare.


Perchè abbiamo bisogno di controllare? Come abbiamo detto prima il controllo deriva dalla educazione scolastica e dalla cultura in cui siamo immersi, il controllo esiste dove esiste un confronto.

Dove c’è controllo,
c’è stress
c’è tensione.

Quando mi confronto con l’esterno, quando guardo a qualcuno e penso quanto sia più intelligente, più bello, più determinato di me, ecco che lascio spazio al controllo. Se non ci fosse comparazione cominceremmo a osservare noi stessi per quello che siamo:

Io sono quello che sono

Questo pensiero non genera movimento, non genera giudizio, non sto definendo un punto di partenza ed un punto di arrivo, sto semplicemente prendendo atto, senza giudizio.

Nelle mie meditazioni sentirete spesso questa frase “senza giudizio” legato al concetto di “lasciare andare“.

Se seguiamo le indicazioni sbagliate cominceremo a dividere i pensieri in pensieri buoni e pensieri cattivi, in pensieri che controllano e pensieri che dobbiamo controllare, perdendo completamente la nostra libertà ma, sopratutto, innescando un circolo vizioso senza fine in cui rimarremo trappola dei nostri stessi pensieri.

Quando riusciamo invece a vivere il qui ed ora con consapevolezza, ecco che allora fermiamo il tempo, così come un bimbo che gioca assorto completamente in quello che sta facendo. Non possiamo controllare il tempo, non possiamo voler fermare il tempo perchè sarebbe anche questa una trappola, ma invece vivendo il qui ed ora senza alcun pregiudizio, ecco che, come risultato, il tempo si ferma e ci permette di non viaggiare nel passato a recuperare precedenti esperienze per trasformarle in paure o speranze del futuro.

Quando siamo nel qui ed ora il passato non sta avendo alcun potere sulla nostra vita, non sta influenzando il nostro futuro.


Trovo illuminante una metafora di Krishnamurti: quando guardiamo una mappa, senza l’intenzione di andare da nessuna parte, riusciamo ad osservare la mappa nella sua interezza. Ne percepiamo ogni piccolo dettaglio, la distanza tra le città, la catene montuose, gli agglomerati, le differenze, la dimensione delle città … la mappa si rivela a noi con centinaia di informazioni. Ma quando guardiamo una mappa con l’intenzione di muoverci da dove siamo fino ad un altro punto, ecco che allora si crea una direzione, un movimento e perdiamo molte delle informazioni che la mappa stessa contiene. Puoi vedere qualche cosa di nuovo solo quando la osservi senza pregiudizio, senza avere una direzione.

Quando osserviamo l’esterno noi partiamo sempre da quello che abbiamo all’interno, per questo dobbiamo imparare a “lasciare andare” perchè tutto quello che tratteniamo si ferma all’interno e modifica quello che osserviamo. Per questo dobbiamo svuotare quello che abbiamo all’interno, per osservare senza pre-giudizio.


Veniamo ora alla domanda di Anna: come faccio a capire se sto meditando in modo corretto?

La domanda è una domanda trabocchetto perchè per rispondere dobbiamo aver definito un obiettivo, aver definito qualche cosa che vogliamo ottenere e questo ci allontana dallo svolgere una meditazione corretta.

Sempre Krinasmurti diceva che “dove c’è meditazione allora non c’è meditazione”. Si lo so era un personaggio simpatico, il concetto è più esteso ma possiamo semplificarlo dicendo che non vi può essere meditazione in chi ha come obiettivo la meditazione.

La meditazione non è raggiungere una pace interiore, anche se in realtà indirettamente si raggiunge anche questo stato, ma solo perchè non è l’obiettivo!

Nella meditazione non devi seguire nulla, non devi volere nulla … come è possibile quindi definire se lo si sta facendo in modo corretto?

La meditazione ti permette di vedere, di osservare come osservatore esterno, senza pregiudizi, semplicmente di essere consapevole (presente) a quello che stai vivendo.

Quindi non cercherò di scappare dalle mie paure, dalle mie tensioni o di godere delle mie felicità, degli obiettivi raggiunti attraverso al meditazione. Ma con la meditazione riuscirò ad osservare questi stati, a restare con loro per poi “lasciarli andare” affinché non costituiscano pregiudizio sul mio futuro.

La meditazione è “essere” e non “manipolare”, non “interpretare”, semplicemente essere quello che sei.

In questo modo prendiamo il controllo della mente, in questo modo il tempo si ferma, in questo modo ci disconnettiamo dal tutto:

semplicemente siamo.

Per questo qualunque cosa accade durante la meditazione, questa è giusta nella dimensione in cui poi, la lasciamo andare. Purtroppo non possiamo lasciare andare nulla che prima non abbiamo conosciuto, che non abbiamo fatto nostra. Quindi non sarà possibile allontanare una paura semplicemente cercando di non pensare ad essa, ma anzi, accogliendola senza pregiudizio, vivendola senza che il nostro passato la possa modificare ecco che la faremo nostra, la conosceremo e poi potremo lasciarla andare ringraziandola per l’arricchimento.

Dunque lo stai facendo in modo corretto quando cominci a pensare meno a te, quando non dai retta al tuo ego. Serve allenamento e quindi lo stai facendo in modo corretto quando lo fai tutti i giorni, piu volte al giorno (ascolta il podcast del monaco buddista che ci racconta come meditare con due semplici respiri)

Lo stai facendo bene quando riesci a riconoscere le tue emozioni e a guardarle come se non fossero tue, come se tu fossi un osservatore esterno.

Lo stai facendo bene quando finita una meditazione ti senti centrato/a senti che quello che sta accadendo fuori di te non ti sta influenzando anche se puoi aver riconosciuto degli stati d’animo e, riconoscendoli, li hai lasciati andare.

Lo stai facendo bene quando al termine di una meditazione riconoscerai di non aver sentito nulla. Aver riconosciuto una “assenza” è “vivere il qui ed ora” senza giudizio, è semplicemente essere centrati su stessi in ascolto in quel preciso momento.

Lo stai facendo bene quando ti accorgerai che stai osservando dentro te stesso/a come si osserva il volo di un uccello o un fiore muoversi accarezzato dal vento.

Lo stai facendo bene quando porti attenzione e non concentrazione, la concentrazione implica resistenza, nell’attenzione non vi è alcuna forma di resistenza.


La meditazione non consiste nell’andare da qualche parte, perchè così definiremmo una direzione e perderemmo la mappa intera.

La meditazione ti permette di restare esattamente dove sei, di prendere atto di quello che sta accadendo dentro di te, ma come se tu fossi un osservatore esterno.

E’ facile?

Per nulla, ma è stupendo accendere quella luce dentro di noi. E forse è giusto che richieda un percorso continuo e assiduo, accendere la luce dentro di noi significa scoprire cose nuove che prima erano al buio e, forse, accendere una luce troppo forte subito ci mostrerebbe troppo del nostro dentro, potremmo non essere in grado di accettarlo o gestirlo.

A presto,

Paolo

PS: Ascolta anche il podcast, questa non è esattamente la trascrizione di quanto detto nel podcast.

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